L'arte della potatura dell'olivo secondo principi di biodinamica.
- 5 mag 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Pomarance (PI) - 29 Marzo 2025
Azienda agricola biologica e biodinamica Il Cerreto
Relatore: Dott. Agr. Lenio Morganti - Esperto potatore: Maurizio Cencetti
L'agricoltura è un compromesso tra le esigenze delle piante (fotosintesi, nutrizione, stato fitosanitario...) e quelle dell'uomo (produzioni abbondanti e di adeguata pezzatura, sane, di facile e veloce raccolta, redditizie...).
La forma da conferire, con la potatura di allevamento, ad un albero da frutto risponde all'esigenza di trovare una posizione intermedia tra queste due esigenze (dell'uomo e della pianta) che consenta tale compromesso.
Fino a che punto è lecito che l'uomo spinga la coltivazione verso il raggiungimento del proprio interesse a discapito di quelle degli esseri (tra cui le piante) che in azienda collaborano con lui per l'ottenimento della produzione?
In passato si riteneva moralmente accettabile che l'uomo: il padrone, potesse disporre a suo piacimento di ogni altro essere coinvolto nelle attività produttive, anche di altri uomini: schiavi o servi della gleba. Solo da poco più di un secolo uomini di pelle scura non sono più costretti a lavorare come schiavi nelle piantagioni di cotone americane. E, tuttavia, la cronaca ci ripropone episodi di "capolarato" che rendono evidente come ancora oggi esistano uomini che ritengono moralmente corretto posizionare il punto di compromesso tra le loro esigenze e quelle dei loro collaboratori tutto spostato a loro favore. Basta tornare ai tempi dei nostri nonni per assistere a forme di allevamento del bestiame in cui i bovini passano tutta la loro esistenza legati per il collo alla mangiatoia con una catena lunga appena un metro. Eppure, anche adesso la cronaca ci mostra polli allevati in strette gabbie, suini costretti in spazi angusti delimitati da sbarre che non gli permettono neppure di girarsi.
Tuttavia, oggi esistono leggi sul benessere degli animali con le quali si cerca di assicurare una vita più dignitosa agli animali allevati. E per gli esseri di natura vegetale? Per le piante, qual è l'approccio morale che l'agricoltore mostra di avere? Per esse ancora non c'è sensibilità, non sono considerate esseri, ma cose. Cose di cui è ancora possibile disporre a piacimento: tagliarle come e quanto vogliamo, costringerle in forme innaturali.
Anche in agricoltura biodinamica non si è ancora sviluppato un adeguato sentimento morale verso questi esseri, nostri collaboratori nel processo produttivo agricolo: vengono trattati come un tempo fu per gli schiavi, i servi della gleba, peggio di come fu fino a ieri per gli animali.
Eppure l'agricoltore biodinamico dovrebbe conoscere ciò ha detto Steiner: che anche la pianta soffre. Pur essendo provvista, nel mondo materiale, di un corpo fisico che incorpora solo il corpo eterico, anch'essa ha un'anima (di gruppo), nel mondo astrale, con la quale prova sofferenza.
Come un animale soffre (sul piano fisico) quando è costretto in gabbie o spazi angusti che lo costringono ad assumere a lungo posture innaturali, anche la pianta soffre (sul piano astrale) quando con potature per lei innaturali è costretta ad assumere forme di allevamento del tutto estranee a quelle a cui aspira. Sì, perché ogni pianta ambisce ad assumere la forma archetipica propria della sua specie vegetale, non quelle forme irrazionali aberranti che l'agricoltore, specialmente oggi, tende a conferirgli con la potatura.
Un agricoltore biodinamico dovrebbe trovare il punto di compromesso tra le sue esigenze e quelle della pianta tenendo conto di questo. Non dovrebbe adottare passivamente le forme di potatura dell'agricoltura tradizionale o, peggio, di quella convenzionale, a cuor leggero. Occorre sviluppare capacità di osservazione per capire quale forma vuole assumere ogni pianta e da qui stabilire un compromesso che permetta a lei di avvicinarsi il più possibile a quella forma e all'agricoltore di raggiungere il più possibile le finalità produttive desiderate.
Lenio Morganti




